di Massimo Marino
Sul nucleare in Italia chi ha vissuto i referendum del 1987 e quello del 2011, e soprattutto gli avvenimenti di Three Mile Island, Chernobyl, Fukushima si chiede legittimamente se fanno sul serio o ci prendono semplicemente in giro per fingere, di fronte alla speculazione criminale sulle fonti energetiche fossili, di avere qualche idea per distrarre l’attenzione.
Una notizia è certa: il record negativo del nostro paese che nel 2025 all’opposto praticamente di tutta l’Europa ha fermato, con un lieve recesso negativo, la produzione elettrica da rinnovabili e nel 2026 ha permesso il più elevato aumento dei prodotti energetici di tutta Europa.
Un bel record: nel 2025 l’Italia ha raggiunto il pessimo record dell’immobilismo sulle rinnovabili. Fermi al 48% di rinnovabili sul totale di produzione elettrica, pressoché un caso unico in Europa. Istallati solo 7,2 GW di nuove rinnovabili, con il fotovoltaico che ha un po' compensato la crisi dell’idroelettrico in flessione per siccità. In Germania invece istallati 23 GW, in Spagna 11 GW , in Francia 8 GW.
Per la verità viviamo nel più totale immobilismo energetico dal 2014-2015 quando i governi Letta e Renzi e fra gli altri l’intoccabile coppia De Scalzi-Scaroni alle aziende energetiche, scelsero tre strade mai cambiate nei 10 anni successivi: privilegiare le importazioni di petrolio e gas dalla Russia, lasciare tutti gli spiragli aperti possibili sognando il ritorno al nucleare, mantenere ai margini lo sviluppo delle rinnovabili ( troppo convenienti per gli utenti finali e per migliaia di piccole e medie imprese e meno remunerative per le grandi aziende e per l’intera trafila di trasformazione e commercializzazione del settore fossile in piena intesa con l’automotive ).
Il 23 settembre 2026, il Senato ha approvato la legge delega sul nucleare sostenibile (dopo la Camera il 4 giugno), riportando formalmente l'atomo nella strategia energetica italiana. E’ necessario recuperare almeno parte del terreno perduto nelle nuove istallazioni di rinnovabili con l’obiettivo di 12-13 GW annui per 4 anni per un totale che a fine 2030 si avvicini ai 50GW e con un impegno economico di almeno 25 mld totali. L‘obiettivo 50GW/25mld in 4 anni è assolutamente realistico. Il recente decreto FER del governo di agosto, approvato dall’EU, prevede un totale di 37,15 GW e 23 mld di impegno.
“ 50 GW/25 mld da qui al 2030” ( che un ottimistico programma nucleare potrebbe forse raggiungere in 20-25 anni e almeno un centinaio di miliardi di euro) potrebbe essere il nostro obiettivo, ma poiché non c’è limiti al peggio mentre si agita un sempre più ridicolo negazionismo climatico per farci perdere tempo e soddisfare le richieste delle lobby, è necessario prendere in considerazione la possibilità di un terzo referendum.
I promotori iniziali di una campagna per la transizione non possono essere altri che le 5 vecchie e nuove sigle più significative della transizione energetica unite: Greenpeace, Legambiente, WWF, Fridays For Future ed Extinction Rebellion, chiedendo esplicito sostegno ai movimenti giovanili, partiti e associazioni disponibili a convergere su una chiara azione di transizione energetica.
In queste ore il caso della incredibile vittoria del movimento degli studenti che in Serbia hanno vinto le elezioni politiche contro il nazionalismo vecchio di 14 anni , mostrano che quando la società civile si unisce con coraggio, produce organizzazione, azioni e idee comprensibili, respingendo con chiarezza qualunque tentazione o invito all’uso della violenza, regimi nazionalisti, corruzione e lobby si mostrano come “ una tigre di carta “ che l’azione popolare può spazzare via.
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Trovo appropriato e positivo che a San Mauro si riavviino incontri e confronti sul tema, negli ultimi anni quasi accantonato, della conversione energetica, della grande bufala del nucleare sostenibile e del rilancio delle rinnovabili, come quello di martedì 7 novembre.
- L’ottima iniziativa che aveva portato al ponte con il fotovoltaico della Giunta precedente, per quanto in parte ridimensionata in modo speculativo da parte dell’Enel ( che ci rubacchia dei soldi) , non ha trovato seguito ne nel completamento della diffusione delle rinnovabili su tutti gli edifici pubblici ( scuole ed altri edifici ) ne in una significativa diffusione sui tetti dei circa duemila edifici ad uso privato. L’obiettivo di raggiungere 1000 tetti alternativi da qui al 2030 è un obiettivo raggiungibile, un buon argomento che potrebbe sostituire infruttuose polemiche e divisioni a ridosso delle prossime elezioni comunali che non possono che avere esiti nefasti per tutti.
- San Mauro ha per il momento perso la grande occasione della linea 2 della metropolitana
Una straordinaria e irripetibile occasione dal punto di vista di mobilità, inquinamento, costi, nella versione originaria da San Mauro-Settimo ( Pescarito) a Mirafiori-Orbassano.
Una insignificante e inutile occasione perduta nella versione Rebaudengo-Porta Nuova e chissà quando oltre, che non ha alcun impatto significativo, al limite dello spreco insensato, sulla gran parte degli ingressi delle auto nella zona centrale della città che la partenza da Rebaudengo praticamente taglia fuori.
Una scelta che va rimessa in discussione con la prossima legislatura comunale ( in stretta collaborazione con Settimo, Gassino, i comuni della collina e la sesta e settima circoscrizione torinese riproponendo la versione originaria: di fatto Settimo-Orbassano con l’avvio dei cantieri dai due estremi convergenti verso l’incrocio con la linea 1 nel centro città.
Si tratterebbe forse della più significativa e conveniente grande opera singola nel Nord-Ovest dal dopoguerra, dopo la rete metropolitana di Milano e periferie.
Invece si ripropongono progetti che hanno al centro ancora l’automotive come forma prevalente di mobilità, ormai al tramonto nel futuro di questo secolo, con tangenziali-est o ponti invece di ampliare il trasporto pubblico di tutta l’area torinese che in questo secolo non è più quello superato di autobus e tram ma quello delle moderne reti dedicate di metropolitane che in ogni parte del mondo si propagano oltre le periferie delle grandi città e rappresentano una enorme possibilità di risparmio energetico, risanamento climatico, guadagno di tempo e di costi per milioni di cittadini.

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